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mercoledì 18 dicembre 2013


Ieri  e  oggi

 

            Il mio spirito di moderato urla e strepita nel mio intimo, rivolgendosi contro l’intelletto che grida “rivoluzione”, ma non posso rimanere in silenzio leggendo, vedendo, ascoltando tutti i giorni le idiozie che mi propinano i politicanti di turno a giustificazione della loro immorale condotta nei confronti del paese.

Sono decenni che, con la scusa  delle “doverose intese politiche”, dissanguano il paese a loro esclusivo beneficio. Nonostante la loro variegata cultura nei vari campi che interessano la popolazione, e la conoscenza dei precedenti nella storia del paese chiamato “Italia”, disconoscono (o meglio fanno finta di ignorare) i precedenti accaduti nel parlamento di quando c’era il neonato “Regno d’Italia”. Anche allora i cosiddetti “governanti” si erano attribuiti funzioni e onorari ingiusti e abominevoli.

Senza le stucchevoli discussioni odierne, con le relative istituzioni di commissioni di indagini, determinati fatti furono giudicati “reati contro lo Stato”. Per evitare che i colpevoli potessero manipolare i giudici ordinari, ritenendo i reati di estrema gravità in danno del “popolo sovrano”, i procedimenti furono affidati ai tribunali militari per una valutazione e giudizio a termini di “Codice penale militare”. Con questo sistema non vennero limitati i poteri della difesa di quei “delinquenti”, soltanto vennero abbreviati i tempi per emettere le sentenze impedendo le astuzie, le divagazioni e gli inutili temporeggiamenti.

Oggi assistiamo a centinaia di denunce a carico di “pubblici amministratori” per reati contro il “popolo sovrano”, perché l’appropriazione indebita, la corruzione, il falso in atti, la concussione di questi personaggi hanno danneggiato “NOI, POPOLO SOVRANO”. Oltre a non voler essere giudicati, dopo una sentenza di condanna (in TRE gradi di giudizio) vogliono ancora contestarla e pretendere diritti “acquisiti”, senza mai non solo dimettersi dai loro incarichi, ma continuando ad usufruire di tutti i benefici (comprese pensioni e onorificenze) in danno dello Stato?

Soltanto perché siamo giunti ad un livello insopportabile di gabelle e limitazioni cominciamo soltanto ora a renderci conto del malgoverno? Eppure sentiamo e leggiamo tutti i giorni che “imprenditori che guadagnano meno dei dipendenti”, amministratori con doppi e tripli incarichi (però sempre soltanto ai soliti noti) con liquidazioni milionarie di fine mandato e pensioni tre volte dorate. Pur scandalizzandoci per questi fatti abbiamo continuato e continuiamo a trattarli con guanti di velluto genuflettendoci al loro passaggio, osannandoli come nostri alfieri e degni rappresentanti.

Le proteste e i moti insurrezionali di questi giorni dovrebbero far riflettere i cosiddetti “rappresentanti del popolo”. Ritengo che, invece, a loro non facciano nessun effetto finché non saranno toccati direttamente nei loro interessi e nei portafogli, convinti che siano soltanto movimenti estemporanei di breve durata e che loro possono continuare tranquillamente a “derubare” il “popolo bue”.  Per i non contadini (e per i più giovani) questa definizione è stata data perché il bue, anche se angariato, frustato, massacrato da fatica e sacrifici, è sempre umile ed obbediente agli ordini senza mai ribellarsi al giogo come facevano altri animali più fieri.

sabato 30 novembre 2013


 
Stipendi e obiettività

             Mi viene da piangere e da ridere insieme nel leggere le notizie. L’ultima?
I Soloni dell’Unione Europea, continuano a dire che è necessaria anzi indispensabile l’austerità che gli stati aderenti si attengano strettamente alle loro direttive perché la crisi mondiale potrebbe portare danni enormi alle generazioni future.
             Quando la Commissione finanze e bilancio dell’UE consiglia tagli al bilancio delle indennità, o quanto meno un non adeguamento delle indennità agli europarlamentari, lo stesso Presidente Barroso dichiara che in Europa non c’è crisi economica.
             In Italia, ricordate quando qualche anno il Presidente del Consiglio Berlusconi diceva che la crisi non c’era, che gli aerei erano tutti pieni, i ristoranti stracolmi? Ora Letta dichiara che l’Italia sta uscendo dalla crisi. L’ISTAT dichiara che i disoccupati sono in continuo aumento, che il lavoro continua a diminuire e le mpi continuano a chiudere. Ora il Procuratore del Lazio della Corte dei Conti ha sollevato la questione di legittimità costituzionale su tutte le leggi che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti che sarebbero contrarie ed elusive del referendum.

            Non so quando ci sarà una decisione in merito, ma vediamo le due ipotesi:

1 – la Corte Costituzionale boccia il ricorso, non cambia niente.

2 -  la Corte Costituzionale accoglie il ricorso e abroga queste leggi.

            Quante eccezioni presenteranno i partiti per non restituire le montagne di soldi che hanno
             sprecato; ora hanno le casse vuote dove andranno a trovarli? Dichiareranno fallimento e  
             spariranno tutti dal Parlamento? Chiederanno aiuto alle banche o agli iscritti?
Tutti gli indagati, e i condannati, per aver  rubato e sprecato questi soldi ( con varie denominazioni dei reati ascritti ai singoli) finiranno finalmente in carcere a provare il sovraffollamento? O faranno in tempo a emanare leggi ad personam o meglio ad consortium per sfuggire tutti assieme alla galera?

            Nella Serenissima Repubblica di Venetia a chi commetteva questi reati a danno della società e dello Stato erano confiscati tutti i beni personali e familiari  e dopo aver scontata tutta la pena (a meno che non fosse comminata la pena di morte) condannato al bando perpetuo cioè all’espulsione a vita dalla Repubblica, fossero nobili o plebei. Anzi, i tribunali erano ancora più severi con i nobili perché avevano disonorato la Repubblica e gli incarichi ricevuti, non avevano tenuto comportamento consono al loro stato nobiliare, avevano dato cattivo esempio ai cittadini.

            Di fronte a queste situazioni soltanto i ciechi o gli incapaci (nel senso di non saper intendere e volere) possono continuare ad accettare di vivere in questo Stato Italiano e non pretendere di svincolarsi dalle ventose omicide della sua burocrazia.

            E’ giunta l’ora di aprire non solo gli occhi su queste verità, ma anche di agire; non più chiedere l’indipendenza ma pretenderla, non con atti scriteriati ma con tutti i crismi della legalità. Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che i Veneti se ne rendano conto ma soprattutto si decidano ad agire?

lunedì 7 ottobre 2013


Il Veneto che vorrei  -  3° parte

 

 

3 – Alloggiamenti turistici: Solamente in questi ultimi tempi burocrati e addetti si sono convinti che il settore turistico è in piena emergenza. Temo che pochi si siano chiesti i motivi reali, mentre la maggioranza la attribuisce alla crisi in atto. Forse hanno dimenticato che sono molti anni che il comparto turistico è in continuo calo e non hanno mai esternato il loro “mea culpa” per la cecità nella gestione di questo comparto importante, oserei dire fondamentale, sia per la nostra ricchezza di comparti culturali che di svago. Quanti anni sono che stranieri e connazionali preferiscono Grecia, Spagna, Slovenia e Croazia alle nostre città? Nella maggior parte dei casi il cambio di destinazione è motivato dal costo esorbitante delle nostre strutture in confronto a quelle estere. Quanti governanti si sono chiesti perché da noi i costi sono di molto superiori a quelli esteri, molto pochi temo constatata la mancanza di misure per fronteggiare questo problema. Io pongo un quesito a tutti: perché le grandi società, italiane e straniere, non costruiscono catene alberghiere a basso costo come all’estero nei Paesi UE? Nelle mie continue peregrinazioni ho sempre trovato alloggi anche da 30 – 40più che soddisfacenti nelle periferie delle città, talora anche nei pressi dei centri storici, ed anche nei più piccoli Comuni che avessero una minima importanza turistica, durante tutto l’anno. Alcune volte addirittura più catene avevano i loro alberghi a poca distanza fra loro. Perché ciò non è possibile qui? Forse per il solito discorso pretestuoso di autarchia che ammanta, nasconde o supporta comportamenti “mafiosi”? Eppure il business del turismo è sempre appetito  dagli operatori. E’ inutile creare agenzie, commissioni, squadre di promoter se il bene proposto non è conveniente da chi ne deve fruire. Se anche nel nostro territorio esistessero questi alloggi quanto più movimento turistico si creerebbe? Siamo al solito discorso, occorrono autorità che vigilino effettivamente una vera concorrenza commerciale.

         Queste sono soltanto delle provocazioni letterarie, ma non troppo, ma anche idee e proposte. Mi si potrà dire che le soluzioni sanno troppo di faciloneria. Io rispondo che molte volte sono proprio le cose semplici che trovano maggiori difficoltà, perché non offrono grandi vantaggi a poche persone ma il contrario; perché non esigono grosse somme di progettazione ma soltanto di realizzazione. Finora in Italia è stato dimostrato che le grandi opere, che danno montagne di soldi di guadagno e notorietà, sono appetite mentre le altre vengono snobbate dai cosiddetti “tecnici” perché non richiedono combutte, conoscenze, sudditanze o peggio.

         Per iniziare ad aprire gli occhi, per desiderare di vivere in un Paese migliore, per volere che si realizzi un desiderio è necessario AGIRE affinché questo si realizzi e non aspettare, magari seduti in riva al fiume in attesa che sorga dalle acque.

Il Veneto che vorrei  - 2° parte

 

 

2 – Le comunicazioni:  Quando gli uomini lavoravano soltanto con zappe e badili quasi tutti i fiumi erano navigabili. Quelli che una volta erano fiumi ampi e profondi oggi sono, troppo spesso, ridotti in ampiezza e profondità perché il loro letto è ripieno di sabbia e sassi, cespugli e piante fino al livello delle campagne circostanti. Perché con le moderne tecnologie non si ottengono gli stessi risultati di pulizia degli alvei e profondità dei letti? Certo è più comodo, e vantaggioso per pochi, il trasporto su gomma. Perché in altri paesi continua ancora oggi, per il trasporto di materiali, l’uso di fiumi e canali in alternativa ai trasporti su gomma? In questo modo si otterrebbero benefici anche ambientali, considerato che la nostra aria e l’ambiente in generale vive un’era tribolata. Come per tutte le cose che sono state abbandonate da molti anni, ripristinarle ha un alto costo iniziale, ma un’attenta e oculata amministrazione nel lungo periodo avrebbe benefici maggiori. Non sarebbe più attraente e divertente, specie per l’incremento del turismo spostare questi visitatori, dei nostri gioielli architettonici, sui nostri fiumi, affiancando e facendo coincidere con l’uso del treno per lunghi tragitti? Pensate l’incremento del lavoro: tenere puliti i fiumi, costruire natanti idonei, incrementare il numero di marinai, di  guide turistiche, miglioramento ed incremento dei convogli ferroviari. Anche le casse statali, alla fine, sarebbero rimpinguate da questa mastodontica operazione, soprattutto se effettuata congiuntamente tra pubblico e privato.

Senza dimenticare le nostre splendide montagne. Perché i montanari scendono a valle? Perché per loro non è più conveniente vivere lassù. Concedendo loro poche agevolazioni tornerebbero ben volentieri ai loro monti. Soltanto una burocrazia ottusa ed imprevidente non è capace di comprendere verità lapalissiane, costringendo queste persone a vincoli ed obblighi come se vivessero in una comoda e prospera città invece che in mezzo a disagi e tribolazioni. Con una rigorosa vigilanza ed un’attenta programmazione quanti boschi potrebbero essere sfruttati nel taglio e reimpianto di legname pregiato, per turismo pedonale o cicloturistico. Se questi montanari tornassero a diventare i veri custodi delle montagne, gli alpeggi potrebbero essere sfruttati per il pascolo del bestiame con l’incremento dei prodotti di qualità. Con strade decenti, costi contenuti per i beni di prima necessità come acqua corrente, elettricità e gas, tassazione ridotta, a molte persone tornerebbe il desiderio, la convenienza e l’opportunità di vivere in montagna.

Il Veneto che vorrei  -  1° parte

 

        

Il sogno, la speranza, il desiderio di un Veneto diverso è, nel cuore di molti, ancora in forma latente e forse inconscia. Un emigrato, e io lo sono, sa cosa significa far progredire una città che non è la sua; tornare al suo paese e vedere che molto è cambiato, ma poco in meglio e molto in peggio, scoprire possibili soluzioni e vedere che nessuno le addotta. Ciò è frustrante e, in certi casi, sconvolgente per l’equilibrio psicofisico.
 Vorrei che il Veneto, oggi tornasse all’antico per essere più moderno. Tre provocazioni, tre proposte, tre soluzioni che sono convinto molti approveranno:

1 – L’agricoltura: Sono stati erosi migliaia di ettari di terreno fertile per costruire nuove strade e capannoni industriali, negli ultimi 50 anni, lasciando abbandonati e cadenti i complessi industriali obsoleti. Forse non sempre è possibile, ma credo che molte strade si sarebbero potute allargare e modificare in base alle esigenze più moderne valorizzando tutto il territorio. Costruendole ex novo, invece, oltre a consumare terreno utile si sono spese ingenti somme non sempre con criteri di utilità, più spesso per clientelismo. In America esistono strade sopraelevate mobili, non più costose di quelle normali, eppure in Europa (nemmeno nelle grandi città) non sono considerate né valutate. Pura fantasia? Ritengo di no, solo convenienza clientelare se non addirittura coercizione “mafiosa”.

Per non parlare delle infrastrutture sconosciute nella costruzione di nuovi quartieri abitativi non solo nelle grandi città ma anche nelle piccole come nei comuni. Eppure sarebbe semplicissimo e tantissime spese sarebbero risparmiate permettendo agli automobilisti un maggior conforto di viaggio e minori spese di manutenzione auto. Come? Seguendo l’esempio i Paesi più accorti e previdenti. I Comuni costruiscono i marciapiedi sopra un cunicolo ampio dove costringono le varie società ad installare tutti i servizi; i cavi per l’illuminazione, le telecomunicazioni, le fognature, il gas, l’acqua, riscuotendone canoni per l’uso, lasciando intatte le strade. In questo modo tutti ne trarrebbero benefici con notevoli risparmi per le società e minori tasse per i contribuenti.

Non si potevano abbattere e ricostruire le nuove fabbriche sugli stessi luoghi senza rubare terreno all’agricoltura? Costava meno comperare terreni abbandonati dagli agricoltori (attirati da maggior guadagno nel lavoro in altri settori industriali) perché non più convenienti.

Alla luce di varie ricerche, l’agricoltura potrebbe essere diversificata. Invece delle solite granaglie, ad esempio, perché non coltivare ora la canapa sativa che, è stato dimostrato, può avere molteplici usi industriali oltre a quello primiero di costruire corde? Il suo impiego nell’edilizia o per la fabbricazione di cellulosa e carta, per la cosmetica e per la medicina dovrebbero essere motivi sufficienti per stimolarne la coltivazione. Se ciò non bastasse, occorre tenere presenti le offerte in denaro che l’Unione Europea concede ai coltivatori. Ricordiamo che per secoli in tutto il Veneto si coltivava e si trasformava in cordame e vele di vario tipo, acquistato e installato sulle navi Venete.

venerdì 4 ottobre 2013


Veneti, chi siamo?

 

            Quando mi sento rivolgere questa domanda mi vien da ridere. Non perché sia una domanda sciocca, tutt’altro. Dopo tre mila anni di invasioni, di imbastardimenti, di miscelamenti, non c’è una razza, non c’è “una purezza” in nessuno. Gli abitanti del Veneto sono stati obbligati a mescolarsi, a causa delle invasioni barbariche, con tutte le razze. Dai nordici Vichinghi agli esuli Troiani, dai mongolici Unni ai Turchi Costantinopolitani. Etnicamente non ci sono razze pure in Europa.

            Se parliamo di caratteristiche morali, sociologiche, caratteriali, umanitarie è tutto un altro discorso e qui mi fermo perché diventerebbe un filosofeggiare infinito e, forse, inutile.

            Si può parlare oggi di Venetici o Euganei come di originari abitanti? Penso proprio di no.           Se confrontiamo la serietà, la laboriosità, l’ingegno degli uni con gli altri si notano subito le differenze; che non sono poche né marginali.

Se confronto gli abitanti del Veneto degli inizi del ventesimo secolo da quelli delle altre regioni italiane trovo innumerevoli differenze. Come ci sono indifferentemente tra gli abitanti delle Prealpi con quelli della pianura. Perché faccio questa precisazione?

Perché oggi, nell’era della globalizzazione, queste differenze sono meno appariscenti ma sussistono ancora, molte volte solamente latenti. Quindi, alla domanda iniziale, posso rispondere in un modo solo:

Siamo IL popolo che, normalmente, anteponeva il bene della comunità al suo personale; che lavorava e si industriava onestamente; che occupando posizioni di responsabilità pubbliche le gestiva obiettivamente.

Qualsiasi lavoro manuale svolgesse, ha sempre dimostrato duttilità, accuratezza e precisione, nelle mansioni intellettuali è stato in grado di cogliere le finezze e le astuzie senza scadere o abboccare alle lusinghe e vacue chimere dei sottintesi o delle allusioni (proprie e improprie).

Al giorno d’oggi piccoli e grandi imprenditori sgobbano ininterrottamente pensando al benessere quasi in modo esclusivo ed ossessivo ignorando e/o sottovalutando benefici ed opportunità offerte dalle leggi e dall’Unione Europea. Quante volte mi sono sentito rispondere:«Cosa vuoi che perda tempo a girare per uffici, devo lavorare io. Il sole si mangia le ore» Salvo poi imprecare contro quelli che hanno saputo approfittare di quelle agevolazioni, tacciandoli per scansafatiche o approfittatori se non con epiteti peggiori. Questo è l’unico difetto che ho trovato in molti e che mi fa indignare. In parte dimostra una certa incredulità verso le Istituzioni ma anche, forse, un eccesso di orgoglio personale e sovrastima delle proprie capacità.

Anche nei momenti più disperati il vero Veneto pensa sempre al suo prossimo. Non per niente ha il maggior numero di imprenditori suicidi (anche se non è un bel vanto) a causa della crisi attuale. Questa dirittura morale sicuramente eleva il Veneto, persona, territorio, istituzione, al di sopra delle altre circoscrizioni territoriali.

Per questo mi vanto di essere Veneto. W.S.M.

domenica 15 settembre 2013

 
 
 
Vicenza e indipendenza
 
 
 
Qualche tempo fa sono salito a Monte Berico per far ammirare il panorama della città ad un amico. Guardandomi attorno ho notato una cosa incredibile. In quanti siamo a conoscere bene la storia del nostro comune, della Provincia, della Regione? Pensavo di essere uno di questi e mi sono reso conto che conosco molto poco di tutto. Mi è bastato poco tempo per colmare almeno una delle lacune. Non sono di Vicenza, ma un semplice paesano della provincia. Siccome Vicenza è sempre stata il punto di riferimento per il mio comune fin dall’antichità la sento come la “mia” città. Volendo conoscerla a fondo sono partito dal suo stemma e qui ho avuto la prima sorpresa. Il Comune non ha il suo gonfalone. Ha il suo stemma, certamente, ma non un gonfalone. Ha addirittura una bandiera. Non ci credete? Eppure è proprio così. E’ l’unica città d’Italia ad avere lo stemma comunale inserito nella bandiera d’Italia. Non solo. E’ l’unica città d’Italia ad avere anche due medaglie d’oro al valore militare decorate nel suo stemma. Questa unicità da quanti è conosciuta? Quanti si vantano di questa unicità? Se prima ero orgoglioso delle mie origini, questo è un motivo ulteriore per vantarmi di esser Veneto e Vicentino. Questo orgoglio non può che stimolare anche il desiderio di avere l’indipendenza statutaria. La Serenissima Repubblica di Venezia è stata svenduta dall’Impero Asburgico al Regno di Francia e da questo a quello di Piemonte, ma essa non ha mai ceduto la sua sovranità a nessuno. Mi piacerebbe ascoltare qualche costituzionalista veneto che si pronunciasse in merito. Non avendo aderito spontaneamente al Regno d’Italia, si potrebbe dichiarare territorio occupato ingiustamente dalla Nazione Italia? Per lo stesso motivo, perché non può dichiararsi Regione Autonoma alla stregua del Trentino-AltoAdige o Friuli-VeneziaGiulia dalle quali è circondata e, per certi versi, oppressa economicamente e svantaggiata fiscalmente? Se la Costituzione Italiana dice che è una Repubblica indivisibile, perché esistono le Regioni a statuto speciale? Perché non possono esserlo anche tutte le altre regioni realizzando in questo modo quel federalismo regionale (o dei Cantoni svizzeri o dei Land tedeschi)? Posso capire, ma non giustificare, l’ignoranza e il menefreghismo giovanile, mi è più difficile capire e giustificare simile atteggiamento da parte degli adulti, imprenditori artigiani commercianti e, perché no, lavoratori dipendenti. La maggior parte ritiene di avere il proprio orgoglio personale vivo e deciso, come mai questo sentimento non appartiene più ai VERI Veneti, nonostante tutto?


Giuseppe PORTO

mercoledì 4 settembre 2013

Autonomia e Indipendenza

I veri politici lungimiranti ed intelligenti avevano già previsto l’esistenza delle Regioni prima ancora che venisse instaurato il Regno d’Italia. Quando nel 1970 venne sancita la nascita delle Regioni a statuto ordinario, sarebbe stato il momento ideale per formare lo Stato Federale. Se vi fossero stati Amministratori “intelligenti” e lungimiranti, con la capacità politica di determinare un vero cambiamento per l’Italia, i problemi attuali sarebbero forse non nati. Certamente i conservatori e i “professionisti” della politica non potevano allora e non vogliono ora permettere una tale libertà. Se in quell’anno avessero concesso alle regioni tutti i poteri decisionali, eccetto quei pochi di valore nazionale, oggi non saremo qui a discutere. Se tutte le Regioni fossero indipendenti (autonome) forse tanta corruzione non sussisterebbe nei gangli di potere. In questo modo ogni regione e ogni etnia si evolverebbe secondo le proprie capacità e potenzialità tendendo tutte al miglioramento generale. I singoli Enti non dovrebbero più attendere, come elemosina, la centesima parte di ciò che hanno versato all’Erario centrale. Avendo una fonte e quantità certa di denaro in tempo reale, potrebbero verosimilmente effettuare programmi a lunga scadenza con la sicurezza della realizzazione in tempi stabiliti e non più aleatori come succede ora. Come noi Veneti ci riteniamo “popolo” altrettanto possono reclamare i Toscani, gli Umbri, i Molisani ecc. Quindi anche a loro dovrebbe essere concessa l’opportunità di dimostrarsi tali. Se poi talune Regioni fossero incapaci di mantenere la loro autonomia allora potrebbero tornare sotto l’egida del potere Centrale con le penalità consequenziali. Senza dover guardare eccessivamente lontano, vediamo che in Svizzera come in Germania Cantoni e Land si possono paragonare tranquillamente alle nostre Regioni e tutti sono autonomi e indipendenti per quanto riguarda ordinamenti legislativo giurisdizionale, mentre il penale e pochi altri poteri sono del Governo Federale Centrale. Certamente la nostra situazione attuale è molto più complicata e difficile da risolvere sia perché i conservatori e i politicanti d’oggi non hanno minimamente la capacità e la volontà di mutare una situazione che a loro fa troppo comodo politicamente ed economicamente. Se il popolo Veneto vuole vedere riconosciuta la propria diversità etnica, linguistica e morale è INDISPENSABILE che prima si convinca della propria unicità e specificità, poi unisca TUTTE le forze economiche e produttive in un unico corpo per avere la forza propositiva sufficiente a contrastare e vincere i conservatori e falsi liberali. Può sembrare un sogno, cullato a lungo, che potrà realizzarsi se ci sarà l’unione di intenti senza i campanilismi, inevitabili, in una realtà così unica ma anche così diversa che compone l’insieme delle Province e Comuni, con tutte le varianti dialettali, della unica, incredibile ma riconoscibile Serenissima Repubblica Veneta. Giuseppe PORTO

mercoledì 28 agosto 2013

Veneto e Indipendenza


Veneto e indipendenza

 

 

Parlare di indipendenza oggi, dopo i danni della “Lega” su questo argomento, può sembrare futile  temerario o improvvido a seconda del punto di vista.

Con tutti i problemi attuali: mancanza di lavoro, carenza di liquidità delle aziende, disoccupazione operaia, rimescolio di razze, pensare ad un Veneto indipendente dall’Italia sembra una discussione da bar o disquisizioni “di lana caprina”. Però…un trait-d’union esiste ed è molto più di un esile filo di seta.

Se si parla di autonomia del Veneto tout-court è necessario convincere la maggioranza non solo dei Veneti ma anche di coloro che vivono ora in Veneto, della necessità, dell’opportunità e dell’utilità di questa operazione.

L’indipendenza è necessario chiederla ora che è un momento di crisi e il popolo Veneto è legato mani e piedi da troppi legami (legislativi, burocratici, fiscali) ed anche volendo non riesce a riprendere un cammino economico positivo; l’opportunità è che altre Regioni (Scozia, Catalogna) stanno effettuando lo stesso percorso

Se si pretende l’autonomia del Veneto, rifacendosi alla Serenissima Repubblica di Venezia, allora è gioco forza riprendere in mano i libri e studiare gli organigrammi, le leggi e le procedure di quella aggiornandole alle tecnologie attuali. Non dimentichiamo però che quelli organismi erano formati esclusivamente da nobili e, praticamente, piccoli mercanti, artigiani e operai non avevano nessuna voce in capitolo.

Al giorno d’oggi quanti sono i veneti che pretendono l’indipendenza? Se fossero una minoranza, prima di intraprendere una lotta, già persa in partenza, è necessario convincere gli altri della bontà, dell’utilità e della necessità di iniziare questa battaglia che sarà lunga. E’ necessario dimostrarlo con argomentazioni valide e proposte serie, non con discussioni esclusivamente teoriche. Si deve far capire agli imprenditori, agli artigiani, agli operai che non si deve soltanto lavorare e produrre, rimettendoci la metà per tasse e balzelli vari, ma operare ed agire per l’indipendenza perché SOLO in questo modo si otterranno quelli sgravi e quei vantaggi che, inutilmente, si sono attesi da sempre da Roma. Si deve far comprendere a queste persone che una realtà piccola può amministrarsi molto meglio ed equamente, può far fronte immediatamente alle necessità con una Amministrazione agile, seria e competente. Si deve spiegare come si intende organizzare la nuova Repubblica, come realizzare il nuovo parlamento, come essere effettivamente democratica, come potrà la popolazione presentare le sue necessità e come “costringere” i governanti ad ottemperare a queste richieste.

Quando si riuscirà a presentare, anche solo schematicamente, questo quadro, soltanto allora, forse, molti comprenderanno il significato di “indipendenza” e di “Nuova Repubblica Veneta”.

Oggi la maggioranza si lamenta della burocrazia, si sottomette a questa necessità, ma non ha la volontà di combattere una guerra, teorica, perché ignora quali opportunità potrebbe ottenere da una vittoria.

Questo è indispensabile attuare per una probabile, possibile vittoria di indipendenza.

venerdì 22 marzo 2013


CAMPAGNA ELETTORALE
SI RICOMINCIA?

 
        Le elezioni sono state fatte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ingovernabilità!!!  Se il M5S non decide di parlare democraticamente con le altre forze politiche per costituire un governo, come farà a effettuare il cambiamento? Con nuove elezioni? Non si può pretendere di avere senza dare (si può fare tutto senza “inciuci”, è sufficiente che gli accordi siano pubblici e non sotterfugi sotto banco).

Tutti parlano del futuro dei giovani, della necessità di crescita, di diminuzioni della spesa pubblica. Quali i rimedi? Tagli alle spese sociali dei più deboli, aumento della tassazione degli onesti.

Pensare che sarebbe così semplice risparmiare milioni di euro. Come?

Tetto massimo di stipendio € 500.000 annui per tutti i dirigenti statali, regionali e provinciali (politici, militari, giudici penali, giudici amministrativi, prefetti, dipendenti di Camera e Senato )

Divieto di cumulo di incarichi e di consulenze in organi o enti pubblici e privati e, di conseguenza, di retribuzioni, rimborsi o gettoni di presenza o in qualunque altro modo dichiarati;

Obbligo di lavorare 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana per tutti ( è immorale, ad esempio, che i giudici amministrativi lavorino  4 – 6 ore a settimana lasciando montagne di arretrato e stangate dall’UE per colpa loro, pagate da noi).

Obbligo di pensione dopo 3 legislature con 1 sola pensione ed una sola liquidazione da percepirsi all’età della pensione per gli altri dirigenti.

Per il periodo di incarico pubblico, obbligo di abbandonare la propria attività, ufficio, studio, incarico privato, pena la decadenza immediata dall’incarico pubblico.

Queste sono soltanto alcune delle proposte realizzabili in 1 ora, visibili, di cui beneficerebbero tutti i cittadini, subito; risanando le finanze statali, diminuendo le imposte.

Ma come sappiamo bene, affinché le leggi siano rispettate devono essere abbinate le rispettive sanzioni che semplicemente si potrebbero ridurre a:

Chi è riconosciuto colpevole di reati contro la pubblica amministrazione, decadenza immediata da qualsiasi carica pubblica con interdizione perpetua, ammenda pari a 2 volte  lo stipendio annuo con sequestro cautelativo delle proprietà personali e familiari fino a rimborso avvenuto.

Si eviterebbe il sovraffollamento delle carceri, si recupererebbero ingenti somme per le casse erariali.

Contro l’evasione fiscale? Controlli a tappeto sui liberi professionisti (avvocati, notai, dentisti, medici, architetti, ingegneri) fondazioni, banche, assicurazioni, imprese edili e industriali  a carattere nazionale ed internazionale ( tipo impregilo, ilva ); verifiche catastali per accertare le proprietà immobiliari e verifiche incrociate con le dichiarazioni dei redditi e presso il PRA; lotta al contrabbando. Svolgere attività e pressioni presso l’UE per tutela legislativa internazionale contro la contraffazione  dei beni tutelati dal “made in italy”.

POLITICA E REPUBBLICA

 

Premetto che non sono un leghista, non sono uno storico, non sono un economista.

Quello che è sotto gli occhi di tutti da 20 anni a oggi, se non è accecato da un’ideologia qualsiasi ideologia, si sarà reso conto che i politici hanno perso ogni pudicizia.

Voglio solo ricordare e confrontare due modi di far politica: quella dei politici della Repubblica Italiana e quella della Repubblica di Venezia.

E’ vero che a Venezia erano i nobili che governavano e, in certo qual modo, tiranneggiavano molti popoli di varie nazioni ma…. con una differenza abissale. Per chi non le sapesse o le avesse dimenticate, ne rammento soltanto alcune:

-         L’elezione avveniva in maniera molto lunga e complessa che garantiva l’impossibilità, pressoché totale, di inciuci.

-         Gli eletti rimanevano in carica un solo periodo.

-         Gli eletti, durante l’incarico pubblico, non potevano esercitare la propria professione.

-         Gli eletti, durante l’incarico pubblico non solo non percepivano alcuno stipendio dallo Stato ma dovevano provvedere di tasca propria alle spese inerenti la carica ricoperta perché, al termine dell’incarico, questo avrebbe consentito di guadagnare molto di più nell’esercizio della professione dato il prestigio acquisito.

-         Se gli eletti compivano dei reati venivano puniti immediatamente e più severamente degli altri cittadini, perché avevano disonorato la carica ricoperta e soprattutto avevano disonorato la Repubblica.          

Mi fermo qui e faccio alcune considerazioni:

Se molti Stati hanno studiato, analizzato, e tenuto in alta considerazione lo Statuto della Serenissima, non sarà certamente per motivi semplicistici o populisti. Il raffronto tra i comportamenti dei politici della Serenissima e quelli dei politici italiani è molto semplice, comprensibile da tutti e dovrebbe aprire gli occhi anche ai più ideologizzati ed estremisti.

Il constatare l’attuale svilimento di così alti incarichi, l’abbrutimento e la decadenza morale di queste persone, in confronto alle regole della Serenissima,  dovrebbero far riflettere non solo gli eletti ma tutti gli elettori.

D’altronde, guardando quanto accade negli altri Stati, ci si dovrebbe rendere conto di quanto bassa sia la moralità insita in tutti gli italiani:

Per aver copiato parte di una tesi, molti anni fa, un ministro politico è stato costretto a dimettersi.                                                                                                                                                   
 Per aver speso una minima somma di denaro pubblico per uso privato un politico inglese è stato costretto a dimettersi.                                                                                                                                                  
Per una relazione extraconiugale un politico americano è stato costretto a dimettersi.

I nostri politici, con i loro comportamenti illeciti, che fanno? Si indignano perché sono indagati e restano al loro posto.  E noi come reagiamo? Ci indigniamo per un giorno e poi li giustifichiamo.