Ieri e oggi
Il mio spirito di moderato urla e strepita nel mio
intimo, rivolgendosi contro l’intelletto che grida “rivoluzione”, ma non posso
rimanere in silenzio leggendo, vedendo, ascoltando tutti i giorni le idiozie
che mi propinano i politicanti di turno a giustificazione della loro immorale
condotta nei confronti del paese.
Sono decenni che, con la scusa delle “doverose intese politiche”,
dissanguano il paese a loro esclusivo beneficio. Nonostante la loro variegata
cultura nei vari campi che interessano la popolazione, e la conoscenza dei
precedenti nella storia del paese chiamato “Italia”, disconoscono (o meglio
fanno finta di ignorare) i precedenti accaduti nel parlamento di quando c’era
il neonato “Regno d’Italia”. Anche allora i cosiddetti “governanti” si erano
attribuiti funzioni e onorari ingiusti e abominevoli.
Senza le stucchevoli discussioni odierne, con le
relative istituzioni di commissioni di indagini, determinati fatti furono
giudicati “reati contro lo Stato”. Per evitare che i colpevoli potessero
manipolare i giudici ordinari, ritenendo i reati di estrema gravità in danno
del “popolo sovrano”, i procedimenti furono affidati ai tribunali militari per
una valutazione e giudizio a termini di “Codice penale militare”. Con questo
sistema non vennero limitati i poteri della difesa di quei “delinquenti”,
soltanto vennero abbreviati i tempi per emettere le sentenze impedendo le
astuzie, le divagazioni e gli inutili temporeggiamenti.
Oggi assistiamo a centinaia di denunce a carico di
“pubblici amministratori” per reati contro il “popolo sovrano”, perché
l’appropriazione indebita, la corruzione, il falso in atti, la concussione di
questi personaggi hanno danneggiato “NOI, POPOLO SOVRANO”. Oltre a non voler
essere giudicati, dopo una sentenza di condanna (in TRE gradi di giudizio)
vogliono ancora contestarla e pretendere diritti “acquisiti”, senza mai non
solo dimettersi dai loro incarichi, ma continuando ad usufruire di tutti i
benefici (comprese pensioni e onorificenze) in danno dello Stato?
Soltanto perché siamo giunti ad un livello
insopportabile di gabelle e limitazioni cominciamo soltanto ora a renderci
conto del malgoverno? Eppure sentiamo e leggiamo tutti i giorni che
“imprenditori che guadagnano meno dei dipendenti”, amministratori con doppi e
tripli incarichi (però sempre soltanto ai soliti noti) con liquidazioni
milionarie di fine mandato e pensioni tre volte dorate. Pur scandalizzandoci
per questi fatti abbiamo continuato e continuiamo a trattarli con guanti di
velluto genuflettendoci al loro passaggio, osannandoli come nostri alfieri e
degni rappresentanti.
Le proteste e i moti insurrezionali di questi giorni
dovrebbero far riflettere i cosiddetti “rappresentanti del popolo”. Ritengo
che, invece, a loro non facciano nessun effetto finché non saranno toccati
direttamente nei loro interessi e nei portafogli, convinti che siano soltanto
movimenti estemporanei di breve durata e che loro possono continuare
tranquillamente a “derubare” il “popolo bue”.
Per i non contadini (e per i più giovani) questa definizione è stata
data perché il bue, anche se angariato, frustato, massacrato da fatica e
sacrifici, è sempre umile ed obbediente agli ordini senza mai ribellarsi al
giogo come facevano altri animali più fieri.