Il Veneto
che vorrei - 3° parte
3 – Alloggiamenti turistici: Solamente in questi
ultimi tempi burocrati e addetti si sono convinti che il settore turistico è in
piena emergenza. Temo che pochi si siano chiesti i motivi reali, mentre la
maggioranza la attribuisce alla crisi in atto. Forse hanno dimenticato che sono
molti anni che il comparto turistico è in continuo calo e non hanno mai
esternato il loro “mea culpa” per la cecità nella gestione di questo comparto
importante, oserei dire fondamentale, sia per la nostra ricchezza di comparti culturali
che di svago. Quanti anni sono che stranieri e connazionali preferiscono
Grecia, Spagna, Slovenia e Croazia alle nostre città? Nella maggior parte dei
casi il cambio di destinazione è motivato dal costo esorbitante delle nostre
strutture in confronto a quelle estere. Quanti governanti si sono chiesti
perché da noi i costi sono di molto superiori a quelli esteri, molto pochi temo
constatata la mancanza di misure per fronteggiare questo problema. Io pongo un
quesito a tutti: perché le grandi società, italiane e straniere, non
costruiscono catene alberghiere a basso costo come all’estero nei Paesi UE?
Nelle mie continue peregrinazioni ho sempre trovato alloggi anche da 30 – 40€ più che soddisfacenti nelle periferie
delle città, talora anche nei pressi dei centri storici, ed anche nei più
piccoli Comuni che avessero una minima importanza turistica, durante tutto
l’anno. Alcune volte addirittura più catene avevano i loro alberghi a poca
distanza fra loro. Perché ciò non è possibile qui? Forse per il solito discorso
pretestuoso di autarchia che ammanta, nasconde o supporta comportamenti
“mafiosi”? Eppure il business del
turismo è sempre appetito dagli
operatori. E’ inutile creare agenzie, commissioni, squadre di promoter se il bene proposto non è
conveniente da chi ne deve fruire. Se anche nel nostro territorio esistessero
questi alloggi quanto più movimento turistico si creerebbe? Siamo al solito
discorso, occorrono autorità che vigilino effettivamente una vera concorrenza
commerciale.
Queste
sono soltanto delle provocazioni letterarie, ma non troppo, ma anche idee e
proposte. Mi si potrà dire che le soluzioni sanno troppo di faciloneria. Io
rispondo che molte volte sono proprio le cose semplici che trovano maggiori
difficoltà, perché non offrono grandi vantaggi a poche persone ma il contrario;
perché non esigono grosse somme di progettazione ma soltanto di realizzazione.
Finora in Italia è stato dimostrato che le grandi opere, che danno montagne di
soldi di guadagno e notorietà, sono appetite mentre le altre vengono snobbate
dai cosiddetti “tecnici” perché non richiedono combutte, conoscenze, sudditanze
o peggio.
Per
iniziare ad aprire gli occhi, per desiderare di vivere in un Paese migliore,
per volere che si realizzi un desiderio è necessario AGIRE affinché questo si
realizzi e non aspettare, magari seduti in riva al fiume in attesa che sorga
dalle acque.