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lunedì 7 ottobre 2013


Il Veneto che vorrei  - 2° parte

 

 

2 – Le comunicazioni:  Quando gli uomini lavoravano soltanto con zappe e badili quasi tutti i fiumi erano navigabili. Quelli che una volta erano fiumi ampi e profondi oggi sono, troppo spesso, ridotti in ampiezza e profondità perché il loro letto è ripieno di sabbia e sassi, cespugli e piante fino al livello delle campagne circostanti. Perché con le moderne tecnologie non si ottengono gli stessi risultati di pulizia degli alvei e profondità dei letti? Certo è più comodo, e vantaggioso per pochi, il trasporto su gomma. Perché in altri paesi continua ancora oggi, per il trasporto di materiali, l’uso di fiumi e canali in alternativa ai trasporti su gomma? In questo modo si otterrebbero benefici anche ambientali, considerato che la nostra aria e l’ambiente in generale vive un’era tribolata. Come per tutte le cose che sono state abbandonate da molti anni, ripristinarle ha un alto costo iniziale, ma un’attenta e oculata amministrazione nel lungo periodo avrebbe benefici maggiori. Non sarebbe più attraente e divertente, specie per l’incremento del turismo spostare questi visitatori, dei nostri gioielli architettonici, sui nostri fiumi, affiancando e facendo coincidere con l’uso del treno per lunghi tragitti? Pensate l’incremento del lavoro: tenere puliti i fiumi, costruire natanti idonei, incrementare il numero di marinai, di  guide turistiche, miglioramento ed incremento dei convogli ferroviari. Anche le casse statali, alla fine, sarebbero rimpinguate da questa mastodontica operazione, soprattutto se effettuata congiuntamente tra pubblico e privato.

Senza dimenticare le nostre splendide montagne. Perché i montanari scendono a valle? Perché per loro non è più conveniente vivere lassù. Concedendo loro poche agevolazioni tornerebbero ben volentieri ai loro monti. Soltanto una burocrazia ottusa ed imprevidente non è capace di comprendere verità lapalissiane, costringendo queste persone a vincoli ed obblighi come se vivessero in una comoda e prospera città invece che in mezzo a disagi e tribolazioni. Con una rigorosa vigilanza ed un’attenta programmazione quanti boschi potrebbero essere sfruttati nel taglio e reimpianto di legname pregiato, per turismo pedonale o cicloturistico. Se questi montanari tornassero a diventare i veri custodi delle montagne, gli alpeggi potrebbero essere sfruttati per il pascolo del bestiame con l’incremento dei prodotti di qualità. Con strade decenti, costi contenuti per i beni di prima necessità come acqua corrente, elettricità e gas, tassazione ridotta, a molte persone tornerebbe il desiderio, la convenienza e l’opportunità di vivere in montagna.

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