Il Veneto che vorrei - 2° parte
2 – Le comunicazioni: Quando gli uomini lavoravano soltanto con
zappe e badili quasi tutti i fiumi erano navigabili. Quelli che una volta erano
fiumi ampi e profondi oggi sono, troppo spesso, ridotti in ampiezza e
profondità perché il loro letto è ripieno di sabbia e sassi, cespugli e piante
fino al livello delle campagne circostanti. Perché con le moderne tecnologie
non si ottengono gli stessi risultati di pulizia degli alvei e profondità dei
letti? Certo è più comodo, e vantaggioso per pochi, il trasporto su gomma.
Perché in altri paesi continua ancora oggi, per il trasporto di materiali,
l’uso di fiumi e canali in alternativa ai trasporti su gomma? In questo modo si
otterrebbero benefici anche ambientali, considerato che la nostra aria e
l’ambiente in generale vive un’era tribolata. Come per tutte le cose che sono
state abbandonate da molti anni, ripristinarle ha un alto costo iniziale, ma
un’attenta e oculata amministrazione nel lungo periodo avrebbe benefici
maggiori. Non sarebbe più attraente e divertente, specie per l’incremento del
turismo spostare questi visitatori, dei nostri gioielli architettonici, sui
nostri fiumi, affiancando e facendo coincidere con l’uso del treno per lunghi
tragitti? Pensate l’incremento del lavoro: tenere puliti i fiumi, costruire
natanti idonei, incrementare il numero di marinai, di guide turistiche, miglioramento ed incremento
dei convogli ferroviari. Anche le casse statali, alla fine, sarebbero
rimpinguate da questa mastodontica operazione, soprattutto se effettuata
congiuntamente tra pubblico e privato.
Senza
dimenticare le nostre splendide montagne. Perché i montanari scendono a valle?
Perché per loro non è più conveniente vivere lassù. Concedendo loro poche
agevolazioni tornerebbero ben volentieri ai loro monti. Soltanto una burocrazia
ottusa ed imprevidente non è capace di comprendere verità lapalissiane,
costringendo queste persone a vincoli ed obblighi come se vivessero in una
comoda e prospera città invece che in mezzo a disagi e tribolazioni. Con una
rigorosa vigilanza ed un’attenta programmazione quanti boschi potrebbero essere
sfruttati nel taglio e reimpianto di legname pregiato, per turismo pedonale o
cicloturistico. Se questi montanari tornassero a diventare i veri custodi delle
montagne, gli alpeggi potrebbero essere sfruttati per il pascolo del bestiame
con l’incremento dei prodotti di qualità. Con strade decenti, costi contenuti
per i beni di prima necessità come acqua corrente, elettricità e gas,
tassazione ridotta, a molte persone tornerebbe il desiderio, la convenienza e
l’opportunità di vivere in montagna.
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