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lunedì 7 ottobre 2013


Il Veneto che vorrei  -  3° parte

 

 

3 – Alloggiamenti turistici: Solamente in questi ultimi tempi burocrati e addetti si sono convinti che il settore turistico è in piena emergenza. Temo che pochi si siano chiesti i motivi reali, mentre la maggioranza la attribuisce alla crisi in atto. Forse hanno dimenticato che sono molti anni che il comparto turistico è in continuo calo e non hanno mai esternato il loro “mea culpa” per la cecità nella gestione di questo comparto importante, oserei dire fondamentale, sia per la nostra ricchezza di comparti culturali che di svago. Quanti anni sono che stranieri e connazionali preferiscono Grecia, Spagna, Slovenia e Croazia alle nostre città? Nella maggior parte dei casi il cambio di destinazione è motivato dal costo esorbitante delle nostre strutture in confronto a quelle estere. Quanti governanti si sono chiesti perché da noi i costi sono di molto superiori a quelli esteri, molto pochi temo constatata la mancanza di misure per fronteggiare questo problema. Io pongo un quesito a tutti: perché le grandi società, italiane e straniere, non costruiscono catene alberghiere a basso costo come all’estero nei Paesi UE? Nelle mie continue peregrinazioni ho sempre trovato alloggi anche da 30 – 40più che soddisfacenti nelle periferie delle città, talora anche nei pressi dei centri storici, ed anche nei più piccoli Comuni che avessero una minima importanza turistica, durante tutto l’anno. Alcune volte addirittura più catene avevano i loro alberghi a poca distanza fra loro. Perché ciò non è possibile qui? Forse per il solito discorso pretestuoso di autarchia che ammanta, nasconde o supporta comportamenti “mafiosi”? Eppure il business del turismo è sempre appetito  dagli operatori. E’ inutile creare agenzie, commissioni, squadre di promoter se il bene proposto non è conveniente da chi ne deve fruire. Se anche nel nostro territorio esistessero questi alloggi quanto più movimento turistico si creerebbe? Siamo al solito discorso, occorrono autorità che vigilino effettivamente una vera concorrenza commerciale.

         Queste sono soltanto delle provocazioni letterarie, ma non troppo, ma anche idee e proposte. Mi si potrà dire che le soluzioni sanno troppo di faciloneria. Io rispondo che molte volte sono proprio le cose semplici che trovano maggiori difficoltà, perché non offrono grandi vantaggi a poche persone ma il contrario; perché non esigono grosse somme di progettazione ma soltanto di realizzazione. Finora in Italia è stato dimostrato che le grandi opere, che danno montagne di soldi di guadagno e notorietà, sono appetite mentre le altre vengono snobbate dai cosiddetti “tecnici” perché non richiedono combutte, conoscenze, sudditanze o peggio.

         Per iniziare ad aprire gli occhi, per desiderare di vivere in un Paese migliore, per volere che si realizzi un desiderio è necessario AGIRE affinché questo si realizzi e non aspettare, magari seduti in riva al fiume in attesa che sorga dalle acque.

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