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sabato 30 novembre 2013


 
Stipendi e obiettività

             Mi viene da piangere e da ridere insieme nel leggere le notizie. L’ultima?
I Soloni dell’Unione Europea, continuano a dire che è necessaria anzi indispensabile l’austerità che gli stati aderenti si attengano strettamente alle loro direttive perché la crisi mondiale potrebbe portare danni enormi alle generazioni future.
             Quando la Commissione finanze e bilancio dell’UE consiglia tagli al bilancio delle indennità, o quanto meno un non adeguamento delle indennità agli europarlamentari, lo stesso Presidente Barroso dichiara che in Europa non c’è crisi economica.
             In Italia, ricordate quando qualche anno il Presidente del Consiglio Berlusconi diceva che la crisi non c’era, che gli aerei erano tutti pieni, i ristoranti stracolmi? Ora Letta dichiara che l’Italia sta uscendo dalla crisi. L’ISTAT dichiara che i disoccupati sono in continuo aumento, che il lavoro continua a diminuire e le mpi continuano a chiudere. Ora il Procuratore del Lazio della Corte dei Conti ha sollevato la questione di legittimità costituzionale su tutte le leggi che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti che sarebbero contrarie ed elusive del referendum.

            Non so quando ci sarà una decisione in merito, ma vediamo le due ipotesi:

1 – la Corte Costituzionale boccia il ricorso, non cambia niente.

2 -  la Corte Costituzionale accoglie il ricorso e abroga queste leggi.

            Quante eccezioni presenteranno i partiti per non restituire le montagne di soldi che hanno
             sprecato; ora hanno le casse vuote dove andranno a trovarli? Dichiareranno fallimento e  
             spariranno tutti dal Parlamento? Chiederanno aiuto alle banche o agli iscritti?
Tutti gli indagati, e i condannati, per aver  rubato e sprecato questi soldi ( con varie denominazioni dei reati ascritti ai singoli) finiranno finalmente in carcere a provare il sovraffollamento? O faranno in tempo a emanare leggi ad personam o meglio ad consortium per sfuggire tutti assieme alla galera?

            Nella Serenissima Repubblica di Venetia a chi commetteva questi reati a danno della società e dello Stato erano confiscati tutti i beni personali e familiari  e dopo aver scontata tutta la pena (a meno che non fosse comminata la pena di morte) condannato al bando perpetuo cioè all’espulsione a vita dalla Repubblica, fossero nobili o plebei. Anzi, i tribunali erano ancora più severi con i nobili perché avevano disonorato la Repubblica e gli incarichi ricevuti, non avevano tenuto comportamento consono al loro stato nobiliare, avevano dato cattivo esempio ai cittadini.

            Di fronte a queste situazioni soltanto i ciechi o gli incapaci (nel senso di non saper intendere e volere) possono continuare ad accettare di vivere in questo Stato Italiano e non pretendere di svincolarsi dalle ventose omicide della sua burocrazia.

            E’ giunta l’ora di aprire non solo gli occhi su queste verità, ma anche di agire; non più chiedere l’indipendenza ma pretenderla, non con atti scriteriati ma con tutti i crismi della legalità. Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che i Veneti se ne rendano conto ma soprattutto si decidano ad agire?

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