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mercoledì 7 maggio 2014

La vera storia Veneta


LA VERA STORIA VENETA

        

         Sono trascorsi alcuni mesi dall’arresto di una trentina di persone accusate di aver tramato, anche per mezzo delle armi, l’indipendenza del Veneto dall’Italia, come già accaduto nel 1997. A molti non avrà fatto alcun effetto o, tutt’al più, l’avranno considerato un atto patetico di nostalgici “rivoluzionari” fuori dal tempo. A me ha stimolato la curiosità di scoprire il perché e su quali basi fondassero le loro convinzioni.

Ho letto alcuni libri e ho consultato vari documenti che mi hanno sconvolto e costretto ad ulteriori ricerche.

Il risultato cui sono giunto è che il Regno sabaudo prima e la Repubblica Italiana poi, sono sorti fondandosi sulla menzogna, sull’intrigo e violazione di patti internazionali. Capisco che non tutti potranno consultare i volumi come io ho fatto, ma per chi lo volesse e ne avesse il tempo, invito a leggere:

-         La cessione del Veneto – Ricordi di un commissario Regio Militare; scritto da Genova Thaon di Revel;

-         1866 la grande truffa – il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia; di Ettore Beggiato;

-         I Veneti nella preparazione e nella guerra del 1866; di Giuseppe Solitro.

Come si evince dai nomi, gli scrittori sono autorevoli, credibili, noti agli storici contemporanei e di estrazioni politiche diverse.

Per fare un riassunto stringatissimo:

L’esercito Sabaudo è sconfitto per terra ( a Custoza) e per mare (a Lissa) dalle forze Austriache-Venete (navi, marinai e comandanti navali erano Veneti e a Lissa, al momento della vittoria, hanno esultato al grido di “Viva San Marco”). I Prussiani (che si erano alleati con i francesi e i Savoia) vincono la battaglia di Sadowa costringendo L’Austria a firmare prima l’armistizio e poi la pace. Il regno Sabaudo, sconfitto in guerra, è costretto a scendere a patti sia con L’Austria che con la Francia, diventata padrona del Veneto seguito all’armistizio tra Prussia e Austria.

Nel “trattato di Vienna”, firmato il 3 ottobre 1866, veniva dichiarata chiusa la terza guerra di indipendenza e il Veneto veniva ceduto dall’Austria alla Francia che lo avrebbe poi trasferito all’Italia, previo il consenso degli abitanti espresso tramite un plebiscito gestito dalle autorità locali.

Prima del referendum, sulla gazzetta di Venezia apparve il seguente trafiletto: ” Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”.

Gli abitanti aventi diritto al voto erano circa 2.500.000 ma i risultati delle urne furono, votanti: si 641.758, no 69, nulli 273.

Per esigenze di spazio non posso enumerare i soprusi (e le violazioni dei patti stabiliti nel trattato di Vienna) compiuti dalle autorità italiane contro gli abitanti Veneti prima del plebiscito.

Se molti storici l’hanno definito “ plebiscito truffa” e anche il nostro contemporaneo Montanelli lo ha definito “plebiscito burletta” un motivo (e non solo uno) c’è stato e sussiste tuttora. A voi trarre le conseguenze.

Io dico soltanto: NON è quello che mi hanno insegnato (e continuano a far credere) nelle scuole.

mercoledì 1 gennaio 2014


Immaginazione e realtà

    Premetto che spesso non mi trovo in Veneto e non so quanto e cosa abbiano scritto e detto giornali e TV locali.
          Nel corso del mese di dicembre, sia leggendo i giornali che guardando le varie TV nazionali, ho rilevato che:

- ai media interessa il sensazionale non il reale;

- i media interrogano i più sprovveduti (non sempre ascoltano le risposte);

- i media generalizzano e banalizzano quando non vogliono comprendere le motivazioni.

        

         LE CONSEGUENZE?

          Per i non Veneti sembra che all’ombra di Grillo sia sorto un nuovo movimento di protesta esclusivamente meridionale “forconi” al quale si sono accodati altri gruppi piemontesi e Veneti senza idee e programmi.
         Abituati alle urla e agli insulti, nessuno ha fatto risaltare una pacata esposizione degli scopi  del “ 9 dicembre”.
         Nessuno ha parlato dello spirito autonomo-indipendentista Veneto, diverso da quello propagandato dalla “Lega”.
        Quasi sempre hanno mostrato gli spostamenti dei “forconi”, senza badare ai gruppi del “ 9 dicembre”.
        Ai miei occhi di sostenitore lontano fisicamente, e ignorante sia delle molteplici anime indipendentiste che dei contatti esistenti tra organizzazioni locali e/o nazionali internazionali, è stato come vedere la contestazione una tantum di persone incolte e disorganizzate che sapevano soltanto insultare.

         Soltanto le persone veramente interessate hanno visto la reale situazione dei presidi in Veneto tramite i social network, e il resto d’Italia? All’oscuro di tutto!
           Quanto sono stati validi i presidi e a cosa è servita la contestazione del gruppo “ 9 Dicembre”? A livello locale ben poco, temo; a quello nazionale  addirittura inesistente. Tanto rumore per nulla, direbbe qualcuno.

Io mi chiedo: quante nuove aderenze ha suscitato il subbuglio? Quante menti ha aperto sulla vera storia del Veneto, all’orizzonte dell’indipendenza?

Mi auguro che il risultato del referendum indetto, per l’indipendenza del Veneto, abbia almeno una massiccia partecipazione, benché io tema che ben pochi conoscano comprendano e vogliano il distacco dal resto d’Italia.

         Non era più opportuno attendere prima i risultati  di Scozia e Catalogna, mentre si aggiornavano/informavano tutti i Veneti e successivamente proporre il nostro referendum? I nostri vecchi dicevano:” la presia ga fato i conei orbi = la fretta ha partorito i conigli ciechi”. Alcuni mesi in più sarebbero certamente serviti alla causa indipendentista e non nuocevano sicuramente, mentre questa ossessione referendaria improvvisa mi spaventa non poco con tutta l’ignoranza il menefreghismo e l’indifferenza esistente nella nostra terra.

mercoledì 18 dicembre 2013


Ieri  e  oggi

 

            Il mio spirito di moderato urla e strepita nel mio intimo, rivolgendosi contro l’intelletto che grida “rivoluzione”, ma non posso rimanere in silenzio leggendo, vedendo, ascoltando tutti i giorni le idiozie che mi propinano i politicanti di turno a giustificazione della loro immorale condotta nei confronti del paese.

Sono decenni che, con la scusa  delle “doverose intese politiche”, dissanguano il paese a loro esclusivo beneficio. Nonostante la loro variegata cultura nei vari campi che interessano la popolazione, e la conoscenza dei precedenti nella storia del paese chiamato “Italia”, disconoscono (o meglio fanno finta di ignorare) i precedenti accaduti nel parlamento di quando c’era il neonato “Regno d’Italia”. Anche allora i cosiddetti “governanti” si erano attribuiti funzioni e onorari ingiusti e abominevoli.

Senza le stucchevoli discussioni odierne, con le relative istituzioni di commissioni di indagini, determinati fatti furono giudicati “reati contro lo Stato”. Per evitare che i colpevoli potessero manipolare i giudici ordinari, ritenendo i reati di estrema gravità in danno del “popolo sovrano”, i procedimenti furono affidati ai tribunali militari per una valutazione e giudizio a termini di “Codice penale militare”. Con questo sistema non vennero limitati i poteri della difesa di quei “delinquenti”, soltanto vennero abbreviati i tempi per emettere le sentenze impedendo le astuzie, le divagazioni e gli inutili temporeggiamenti.

Oggi assistiamo a centinaia di denunce a carico di “pubblici amministratori” per reati contro il “popolo sovrano”, perché l’appropriazione indebita, la corruzione, il falso in atti, la concussione di questi personaggi hanno danneggiato “NOI, POPOLO SOVRANO”. Oltre a non voler essere giudicati, dopo una sentenza di condanna (in TRE gradi di giudizio) vogliono ancora contestarla e pretendere diritti “acquisiti”, senza mai non solo dimettersi dai loro incarichi, ma continuando ad usufruire di tutti i benefici (comprese pensioni e onorificenze) in danno dello Stato?

Soltanto perché siamo giunti ad un livello insopportabile di gabelle e limitazioni cominciamo soltanto ora a renderci conto del malgoverno? Eppure sentiamo e leggiamo tutti i giorni che “imprenditori che guadagnano meno dei dipendenti”, amministratori con doppi e tripli incarichi (però sempre soltanto ai soliti noti) con liquidazioni milionarie di fine mandato e pensioni tre volte dorate. Pur scandalizzandoci per questi fatti abbiamo continuato e continuiamo a trattarli con guanti di velluto genuflettendoci al loro passaggio, osannandoli come nostri alfieri e degni rappresentanti.

Le proteste e i moti insurrezionali di questi giorni dovrebbero far riflettere i cosiddetti “rappresentanti del popolo”. Ritengo che, invece, a loro non facciano nessun effetto finché non saranno toccati direttamente nei loro interessi e nei portafogli, convinti che siano soltanto movimenti estemporanei di breve durata e che loro possono continuare tranquillamente a “derubare” il “popolo bue”.  Per i non contadini (e per i più giovani) questa definizione è stata data perché il bue, anche se angariato, frustato, massacrato da fatica e sacrifici, è sempre umile ed obbediente agli ordini senza mai ribellarsi al giogo come facevano altri animali più fieri.

sabato 30 novembre 2013


 
Stipendi e obiettività

             Mi viene da piangere e da ridere insieme nel leggere le notizie. L’ultima?
I Soloni dell’Unione Europea, continuano a dire che è necessaria anzi indispensabile l’austerità che gli stati aderenti si attengano strettamente alle loro direttive perché la crisi mondiale potrebbe portare danni enormi alle generazioni future.
             Quando la Commissione finanze e bilancio dell’UE consiglia tagli al bilancio delle indennità, o quanto meno un non adeguamento delle indennità agli europarlamentari, lo stesso Presidente Barroso dichiara che in Europa non c’è crisi economica.
             In Italia, ricordate quando qualche anno il Presidente del Consiglio Berlusconi diceva che la crisi non c’era, che gli aerei erano tutti pieni, i ristoranti stracolmi? Ora Letta dichiara che l’Italia sta uscendo dalla crisi. L’ISTAT dichiara che i disoccupati sono in continuo aumento, che il lavoro continua a diminuire e le mpi continuano a chiudere. Ora il Procuratore del Lazio della Corte dei Conti ha sollevato la questione di legittimità costituzionale su tutte le leggi che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti che sarebbero contrarie ed elusive del referendum.

            Non so quando ci sarà una decisione in merito, ma vediamo le due ipotesi:

1 – la Corte Costituzionale boccia il ricorso, non cambia niente.

2 -  la Corte Costituzionale accoglie il ricorso e abroga queste leggi.

            Quante eccezioni presenteranno i partiti per non restituire le montagne di soldi che hanno
             sprecato; ora hanno le casse vuote dove andranno a trovarli? Dichiareranno fallimento e  
             spariranno tutti dal Parlamento? Chiederanno aiuto alle banche o agli iscritti?
Tutti gli indagati, e i condannati, per aver  rubato e sprecato questi soldi ( con varie denominazioni dei reati ascritti ai singoli) finiranno finalmente in carcere a provare il sovraffollamento? O faranno in tempo a emanare leggi ad personam o meglio ad consortium per sfuggire tutti assieme alla galera?

            Nella Serenissima Repubblica di Venetia a chi commetteva questi reati a danno della società e dello Stato erano confiscati tutti i beni personali e familiari  e dopo aver scontata tutta la pena (a meno che non fosse comminata la pena di morte) condannato al bando perpetuo cioè all’espulsione a vita dalla Repubblica, fossero nobili o plebei. Anzi, i tribunali erano ancora più severi con i nobili perché avevano disonorato la Repubblica e gli incarichi ricevuti, non avevano tenuto comportamento consono al loro stato nobiliare, avevano dato cattivo esempio ai cittadini.

            Di fronte a queste situazioni soltanto i ciechi o gli incapaci (nel senso di non saper intendere e volere) possono continuare ad accettare di vivere in questo Stato Italiano e non pretendere di svincolarsi dalle ventose omicide della sua burocrazia.

            E’ giunta l’ora di aprire non solo gli occhi su queste verità, ma anche di agire; non più chiedere l’indipendenza ma pretenderla, non con atti scriteriati ma con tutti i crismi della legalità. Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che i Veneti se ne rendano conto ma soprattutto si decidano ad agire?

lunedì 7 ottobre 2013


Il Veneto che vorrei  -  3° parte

 

 

3 – Alloggiamenti turistici: Solamente in questi ultimi tempi burocrati e addetti si sono convinti che il settore turistico è in piena emergenza. Temo che pochi si siano chiesti i motivi reali, mentre la maggioranza la attribuisce alla crisi in atto. Forse hanno dimenticato che sono molti anni che il comparto turistico è in continuo calo e non hanno mai esternato il loro “mea culpa” per la cecità nella gestione di questo comparto importante, oserei dire fondamentale, sia per la nostra ricchezza di comparti culturali che di svago. Quanti anni sono che stranieri e connazionali preferiscono Grecia, Spagna, Slovenia e Croazia alle nostre città? Nella maggior parte dei casi il cambio di destinazione è motivato dal costo esorbitante delle nostre strutture in confronto a quelle estere. Quanti governanti si sono chiesti perché da noi i costi sono di molto superiori a quelli esteri, molto pochi temo constatata la mancanza di misure per fronteggiare questo problema. Io pongo un quesito a tutti: perché le grandi società, italiane e straniere, non costruiscono catene alberghiere a basso costo come all’estero nei Paesi UE? Nelle mie continue peregrinazioni ho sempre trovato alloggi anche da 30 – 40più che soddisfacenti nelle periferie delle città, talora anche nei pressi dei centri storici, ed anche nei più piccoli Comuni che avessero una minima importanza turistica, durante tutto l’anno. Alcune volte addirittura più catene avevano i loro alberghi a poca distanza fra loro. Perché ciò non è possibile qui? Forse per il solito discorso pretestuoso di autarchia che ammanta, nasconde o supporta comportamenti “mafiosi”? Eppure il business del turismo è sempre appetito  dagli operatori. E’ inutile creare agenzie, commissioni, squadre di promoter se il bene proposto non è conveniente da chi ne deve fruire. Se anche nel nostro territorio esistessero questi alloggi quanto più movimento turistico si creerebbe? Siamo al solito discorso, occorrono autorità che vigilino effettivamente una vera concorrenza commerciale.

         Queste sono soltanto delle provocazioni letterarie, ma non troppo, ma anche idee e proposte. Mi si potrà dire che le soluzioni sanno troppo di faciloneria. Io rispondo che molte volte sono proprio le cose semplici che trovano maggiori difficoltà, perché non offrono grandi vantaggi a poche persone ma il contrario; perché non esigono grosse somme di progettazione ma soltanto di realizzazione. Finora in Italia è stato dimostrato che le grandi opere, che danno montagne di soldi di guadagno e notorietà, sono appetite mentre le altre vengono snobbate dai cosiddetti “tecnici” perché non richiedono combutte, conoscenze, sudditanze o peggio.

         Per iniziare ad aprire gli occhi, per desiderare di vivere in un Paese migliore, per volere che si realizzi un desiderio è necessario AGIRE affinché questo si realizzi e non aspettare, magari seduti in riva al fiume in attesa che sorga dalle acque.

Il Veneto che vorrei  - 2° parte

 

 

2 – Le comunicazioni:  Quando gli uomini lavoravano soltanto con zappe e badili quasi tutti i fiumi erano navigabili. Quelli che una volta erano fiumi ampi e profondi oggi sono, troppo spesso, ridotti in ampiezza e profondità perché il loro letto è ripieno di sabbia e sassi, cespugli e piante fino al livello delle campagne circostanti. Perché con le moderne tecnologie non si ottengono gli stessi risultati di pulizia degli alvei e profondità dei letti? Certo è più comodo, e vantaggioso per pochi, il trasporto su gomma. Perché in altri paesi continua ancora oggi, per il trasporto di materiali, l’uso di fiumi e canali in alternativa ai trasporti su gomma? In questo modo si otterrebbero benefici anche ambientali, considerato che la nostra aria e l’ambiente in generale vive un’era tribolata. Come per tutte le cose che sono state abbandonate da molti anni, ripristinarle ha un alto costo iniziale, ma un’attenta e oculata amministrazione nel lungo periodo avrebbe benefici maggiori. Non sarebbe più attraente e divertente, specie per l’incremento del turismo spostare questi visitatori, dei nostri gioielli architettonici, sui nostri fiumi, affiancando e facendo coincidere con l’uso del treno per lunghi tragitti? Pensate l’incremento del lavoro: tenere puliti i fiumi, costruire natanti idonei, incrementare il numero di marinai, di  guide turistiche, miglioramento ed incremento dei convogli ferroviari. Anche le casse statali, alla fine, sarebbero rimpinguate da questa mastodontica operazione, soprattutto se effettuata congiuntamente tra pubblico e privato.

Senza dimenticare le nostre splendide montagne. Perché i montanari scendono a valle? Perché per loro non è più conveniente vivere lassù. Concedendo loro poche agevolazioni tornerebbero ben volentieri ai loro monti. Soltanto una burocrazia ottusa ed imprevidente non è capace di comprendere verità lapalissiane, costringendo queste persone a vincoli ed obblighi come se vivessero in una comoda e prospera città invece che in mezzo a disagi e tribolazioni. Con una rigorosa vigilanza ed un’attenta programmazione quanti boschi potrebbero essere sfruttati nel taglio e reimpianto di legname pregiato, per turismo pedonale o cicloturistico. Se questi montanari tornassero a diventare i veri custodi delle montagne, gli alpeggi potrebbero essere sfruttati per il pascolo del bestiame con l’incremento dei prodotti di qualità. Con strade decenti, costi contenuti per i beni di prima necessità come acqua corrente, elettricità e gas, tassazione ridotta, a molte persone tornerebbe il desiderio, la convenienza e l’opportunità di vivere in montagna.

Il Veneto che vorrei  -  1° parte

 

        

Il sogno, la speranza, il desiderio di un Veneto diverso è, nel cuore di molti, ancora in forma latente e forse inconscia. Un emigrato, e io lo sono, sa cosa significa far progredire una città che non è la sua; tornare al suo paese e vedere che molto è cambiato, ma poco in meglio e molto in peggio, scoprire possibili soluzioni e vedere che nessuno le addotta. Ciò è frustrante e, in certi casi, sconvolgente per l’equilibrio psicofisico.
 Vorrei che il Veneto, oggi tornasse all’antico per essere più moderno. Tre provocazioni, tre proposte, tre soluzioni che sono convinto molti approveranno:

1 – L’agricoltura: Sono stati erosi migliaia di ettari di terreno fertile per costruire nuove strade e capannoni industriali, negli ultimi 50 anni, lasciando abbandonati e cadenti i complessi industriali obsoleti. Forse non sempre è possibile, ma credo che molte strade si sarebbero potute allargare e modificare in base alle esigenze più moderne valorizzando tutto il territorio. Costruendole ex novo, invece, oltre a consumare terreno utile si sono spese ingenti somme non sempre con criteri di utilità, più spesso per clientelismo. In America esistono strade sopraelevate mobili, non più costose di quelle normali, eppure in Europa (nemmeno nelle grandi città) non sono considerate né valutate. Pura fantasia? Ritengo di no, solo convenienza clientelare se non addirittura coercizione “mafiosa”.

Per non parlare delle infrastrutture sconosciute nella costruzione di nuovi quartieri abitativi non solo nelle grandi città ma anche nelle piccole come nei comuni. Eppure sarebbe semplicissimo e tantissime spese sarebbero risparmiate permettendo agli automobilisti un maggior conforto di viaggio e minori spese di manutenzione auto. Come? Seguendo l’esempio i Paesi più accorti e previdenti. I Comuni costruiscono i marciapiedi sopra un cunicolo ampio dove costringono le varie società ad installare tutti i servizi; i cavi per l’illuminazione, le telecomunicazioni, le fognature, il gas, l’acqua, riscuotendone canoni per l’uso, lasciando intatte le strade. In questo modo tutti ne trarrebbero benefici con notevoli risparmi per le società e minori tasse per i contribuenti.

Non si potevano abbattere e ricostruire le nuove fabbriche sugli stessi luoghi senza rubare terreno all’agricoltura? Costava meno comperare terreni abbandonati dagli agricoltori (attirati da maggior guadagno nel lavoro in altri settori industriali) perché non più convenienti.

Alla luce di varie ricerche, l’agricoltura potrebbe essere diversificata. Invece delle solite granaglie, ad esempio, perché non coltivare ora la canapa sativa che, è stato dimostrato, può avere molteplici usi industriali oltre a quello primiero di costruire corde? Il suo impiego nell’edilizia o per la fabbricazione di cellulosa e carta, per la cosmetica e per la medicina dovrebbero essere motivi sufficienti per stimolarne la coltivazione. Se ciò non bastasse, occorre tenere presenti le offerte in denaro che l’Unione Europea concede ai coltivatori. Ricordiamo che per secoli in tutto il Veneto si coltivava e si trasformava in cordame e vele di vario tipo, acquistato e installato sulle navi Venete.