Il Veneto che vorrei - 1°
parte
Il sogno, la speranza, il desiderio di un Veneto
diverso è, nel cuore di molti, ancora in forma latente e forse inconscia. Un
emigrato, e io lo sono, sa cosa significa far progredire una città che non è la
sua; tornare al suo paese e vedere che molto è cambiato, ma poco in meglio e
molto in peggio, scoprire possibili soluzioni e vedere che nessuno le addotta.
Ciò è frustrante e, in certi casi, sconvolgente per l’equilibrio psicofisico.
Vorrei che il Veneto, oggi tornasse
all’antico per essere più moderno. Tre provocazioni, tre proposte, tre
soluzioni che sono convinto molti approveranno:
1 – L’agricoltura: Sono stati erosi migliaia di ettari
di terreno fertile per costruire nuove strade e capannoni industriali, negli
ultimi 50 anni, lasciando abbandonati e cadenti i complessi industriali
obsoleti. Forse non sempre è possibile, ma credo che molte strade si sarebbero
potute allargare e modificare in base alle esigenze più moderne valorizzando
tutto il territorio. Costruendole ex
novo, invece, oltre a consumare terreno utile si sono spese ingenti somme
non sempre con criteri di utilità, più spesso per clientelismo. In America
esistono strade sopraelevate mobili, non più costose di quelle normali, eppure
in Europa (nemmeno nelle grandi città) non sono considerate né valutate. Pura
fantasia? Ritengo di no, solo convenienza clientelare se non addirittura
coercizione “mafiosa”.
Per non parlare delle infrastrutture sconosciute nella
costruzione di nuovi quartieri abitativi non solo nelle grandi città ma anche
nelle piccole come nei comuni. Eppure sarebbe semplicissimo e tantissime spese
sarebbero risparmiate permettendo agli automobilisti un maggior conforto di
viaggio e minori spese di manutenzione auto. Come? Seguendo l’esempio i Paesi
più accorti e previdenti. I Comuni costruiscono i marciapiedi sopra un cunicolo
ampio dove costringono le varie società ad installare tutti i servizi; i cavi
per l’illuminazione, le telecomunicazioni, le fognature, il gas, l’acqua,
riscuotendone canoni per l’uso, lasciando intatte le strade. In questo modo
tutti ne trarrebbero benefici con notevoli risparmi per le società e minori
tasse per i contribuenti.
Non
si potevano abbattere e ricostruire le nuove fabbriche sugli stessi luoghi
senza rubare terreno all’agricoltura? Costava meno comperare terreni
abbandonati dagli agricoltori (attirati da maggior guadagno nel lavoro in altri
settori industriali) perché non più convenienti.
Alla
luce di varie ricerche, l’agricoltura potrebbe essere diversificata. Invece
delle solite granaglie, ad esempio, perché non coltivare ora la canapa sativa
che, è stato dimostrato, può avere molteplici usi industriali oltre a quello
primiero di costruire corde? Il suo impiego nell’edilizia o per la
fabbricazione di cellulosa e carta, per la cosmetica e per la medicina
dovrebbero essere motivi sufficienti per stimolarne la coltivazione. Se ciò non
bastasse, occorre tenere presenti le offerte in denaro che l’Unione Europea
concede ai coltivatori. Ricordiamo che per secoli in tutto il Veneto si
coltivava e si trasformava in cordame e vele di vario tipo, acquistato e
installato sulle navi Venete.
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