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lunedì 7 ottobre 2013


Il Veneto che vorrei  -  1° parte

 

        

Il sogno, la speranza, il desiderio di un Veneto diverso è, nel cuore di molti, ancora in forma latente e forse inconscia. Un emigrato, e io lo sono, sa cosa significa far progredire una città che non è la sua; tornare al suo paese e vedere che molto è cambiato, ma poco in meglio e molto in peggio, scoprire possibili soluzioni e vedere che nessuno le addotta. Ciò è frustrante e, in certi casi, sconvolgente per l’equilibrio psicofisico.
 Vorrei che il Veneto, oggi tornasse all’antico per essere più moderno. Tre provocazioni, tre proposte, tre soluzioni che sono convinto molti approveranno:

1 – L’agricoltura: Sono stati erosi migliaia di ettari di terreno fertile per costruire nuove strade e capannoni industriali, negli ultimi 50 anni, lasciando abbandonati e cadenti i complessi industriali obsoleti. Forse non sempre è possibile, ma credo che molte strade si sarebbero potute allargare e modificare in base alle esigenze più moderne valorizzando tutto il territorio. Costruendole ex novo, invece, oltre a consumare terreno utile si sono spese ingenti somme non sempre con criteri di utilità, più spesso per clientelismo. In America esistono strade sopraelevate mobili, non più costose di quelle normali, eppure in Europa (nemmeno nelle grandi città) non sono considerate né valutate. Pura fantasia? Ritengo di no, solo convenienza clientelare se non addirittura coercizione “mafiosa”.

Per non parlare delle infrastrutture sconosciute nella costruzione di nuovi quartieri abitativi non solo nelle grandi città ma anche nelle piccole come nei comuni. Eppure sarebbe semplicissimo e tantissime spese sarebbero risparmiate permettendo agli automobilisti un maggior conforto di viaggio e minori spese di manutenzione auto. Come? Seguendo l’esempio i Paesi più accorti e previdenti. I Comuni costruiscono i marciapiedi sopra un cunicolo ampio dove costringono le varie società ad installare tutti i servizi; i cavi per l’illuminazione, le telecomunicazioni, le fognature, il gas, l’acqua, riscuotendone canoni per l’uso, lasciando intatte le strade. In questo modo tutti ne trarrebbero benefici con notevoli risparmi per le società e minori tasse per i contribuenti.

Non si potevano abbattere e ricostruire le nuove fabbriche sugli stessi luoghi senza rubare terreno all’agricoltura? Costava meno comperare terreni abbandonati dagli agricoltori (attirati da maggior guadagno nel lavoro in altri settori industriali) perché non più convenienti.

Alla luce di varie ricerche, l’agricoltura potrebbe essere diversificata. Invece delle solite granaglie, ad esempio, perché non coltivare ora la canapa sativa che, è stato dimostrato, può avere molteplici usi industriali oltre a quello primiero di costruire corde? Il suo impiego nell’edilizia o per la fabbricazione di cellulosa e carta, per la cosmetica e per la medicina dovrebbero essere motivi sufficienti per stimolarne la coltivazione. Se ciò non bastasse, occorre tenere presenti le offerte in denaro che l’Unione Europea concede ai coltivatori. Ricordiamo che per secoli in tutto il Veneto si coltivava e si trasformava in cordame e vele di vario tipo, acquistato e installato sulle navi Venete.

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