Veneti, chi siamo?
Quando
mi sento rivolgere questa domanda mi vien da ridere. Non perché sia una domanda
sciocca, tutt’altro. Dopo tre mila anni di invasioni, di imbastardimenti, di
miscelamenti, non c’è una razza, non c’è “una purezza” in nessuno. Gli abitanti
del Veneto sono stati obbligati a mescolarsi, a causa delle invasioni
barbariche, con tutte le razze. Dai nordici Vichinghi agli esuli Troiani, dai
mongolici Unni ai Turchi Costantinopolitani. Etnicamente non ci sono razze pure
in Europa.
Se
parliamo di caratteristiche morali, sociologiche, caratteriali, umanitarie è
tutto un altro discorso e qui mi fermo perché diventerebbe un filosofeggiare
infinito e, forse, inutile.
Si
può parlare oggi di Venetici o Euganei come
di originari abitanti? Penso proprio
di no. Se confrontiamo la
serietà, la laboriosità, l’ingegno degli uni con gli altri si notano subito le
differenze; che non sono poche né marginali.
Se confronto
gli abitanti del Veneto degli inizi del ventesimo secolo da quelli delle altre
regioni italiane trovo innumerevoli differenze. Come ci sono indifferentemente
tra gli abitanti delle Prealpi con quelli della pianura. Perché faccio questa
precisazione?
Perché oggi,
nell’era della globalizzazione, queste differenze sono meno appariscenti ma
sussistono ancora, molte volte solamente latenti. Quindi, alla domanda
iniziale, posso rispondere in un modo solo:
Siamo IL
popolo che, normalmente, anteponeva il bene della comunità al suo personale;
che lavorava e si industriava onestamente; che occupando posizioni di
responsabilità pubbliche le gestiva obiettivamente.
Qualsiasi
lavoro manuale svolgesse, ha sempre dimostrato duttilità, accuratezza e
precisione, nelle mansioni intellettuali è stato in grado di cogliere le
finezze e le astuzie senza scadere o abboccare alle lusinghe e vacue chimere
dei sottintesi o delle allusioni (proprie e improprie).
Al giorno d’oggi
piccoli e grandi imprenditori sgobbano ininterrottamente pensando al benessere
quasi in modo esclusivo ed ossessivo ignorando e/o sottovalutando benefici ed
opportunità offerte dalle leggi e dall’Unione Europea. Quante volte mi sono
sentito rispondere:«Cosa vuoi che perda tempo a girare per uffici, devo
lavorare io. Il sole si mangia le ore» Salvo poi imprecare contro quelli che
hanno saputo approfittare di quelle agevolazioni, tacciandoli per scansafatiche
o approfittatori se non con epiteti peggiori. Questo è l’unico difetto che ho
trovato in molti e che mi fa indignare. In parte dimostra una certa incredulità
verso le Istituzioni ma anche, forse, un eccesso di orgoglio personale e
sovrastima delle proprie capacità.
Anche nei
momenti più disperati il vero Veneto pensa sempre al suo prossimo. Non per
niente ha il maggior numero di imprenditori suicidi (anche se non è un bel
vanto) a causa della crisi attuale. Questa dirittura morale sicuramente eleva
il Veneto, persona, territorio, istituzione, al di sopra delle altre circoscrizioni
territoriali.
Per questo mi
vanto di essere Veneto. W.S.M.
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