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venerdì 4 ottobre 2013


Veneti, chi siamo?

 

            Quando mi sento rivolgere questa domanda mi vien da ridere. Non perché sia una domanda sciocca, tutt’altro. Dopo tre mila anni di invasioni, di imbastardimenti, di miscelamenti, non c’è una razza, non c’è “una purezza” in nessuno. Gli abitanti del Veneto sono stati obbligati a mescolarsi, a causa delle invasioni barbariche, con tutte le razze. Dai nordici Vichinghi agli esuli Troiani, dai mongolici Unni ai Turchi Costantinopolitani. Etnicamente non ci sono razze pure in Europa.

            Se parliamo di caratteristiche morali, sociologiche, caratteriali, umanitarie è tutto un altro discorso e qui mi fermo perché diventerebbe un filosofeggiare infinito e, forse, inutile.

            Si può parlare oggi di Venetici o Euganei come di originari abitanti? Penso proprio di no.           Se confrontiamo la serietà, la laboriosità, l’ingegno degli uni con gli altri si notano subito le differenze; che non sono poche né marginali.

Se confronto gli abitanti del Veneto degli inizi del ventesimo secolo da quelli delle altre regioni italiane trovo innumerevoli differenze. Come ci sono indifferentemente tra gli abitanti delle Prealpi con quelli della pianura. Perché faccio questa precisazione?

Perché oggi, nell’era della globalizzazione, queste differenze sono meno appariscenti ma sussistono ancora, molte volte solamente latenti. Quindi, alla domanda iniziale, posso rispondere in un modo solo:

Siamo IL popolo che, normalmente, anteponeva il bene della comunità al suo personale; che lavorava e si industriava onestamente; che occupando posizioni di responsabilità pubbliche le gestiva obiettivamente.

Qualsiasi lavoro manuale svolgesse, ha sempre dimostrato duttilità, accuratezza e precisione, nelle mansioni intellettuali è stato in grado di cogliere le finezze e le astuzie senza scadere o abboccare alle lusinghe e vacue chimere dei sottintesi o delle allusioni (proprie e improprie).

Al giorno d’oggi piccoli e grandi imprenditori sgobbano ininterrottamente pensando al benessere quasi in modo esclusivo ed ossessivo ignorando e/o sottovalutando benefici ed opportunità offerte dalle leggi e dall’Unione Europea. Quante volte mi sono sentito rispondere:«Cosa vuoi che perda tempo a girare per uffici, devo lavorare io. Il sole si mangia le ore» Salvo poi imprecare contro quelli che hanno saputo approfittare di quelle agevolazioni, tacciandoli per scansafatiche o approfittatori se non con epiteti peggiori. Questo è l’unico difetto che ho trovato in molti e che mi fa indignare. In parte dimostra una certa incredulità verso le Istituzioni ma anche, forse, un eccesso di orgoglio personale e sovrastima delle proprie capacità.

Anche nei momenti più disperati il vero Veneto pensa sempre al suo prossimo. Non per niente ha il maggior numero di imprenditori suicidi (anche se non è un bel vanto) a causa della crisi attuale. Questa dirittura morale sicuramente eleva il Veneto, persona, territorio, istituzione, al di sopra delle altre circoscrizioni territoriali.

Per questo mi vanto di essere Veneto. W.S.M.

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