Veneto e indipendenza
Parlare di indipendenza oggi,
dopo i danni della “Lega” su questo argomento, può sembrare futile temerario o improvvido a seconda del punto di
vista.
Con tutti i problemi attuali:
mancanza di lavoro, carenza di liquidità delle aziende, disoccupazione operaia,
rimescolio di razze, pensare ad un Veneto indipendente dall’Italia sembra una
discussione da bar o disquisizioni “di lana caprina”. Però…un trait-d’union
esiste ed è molto più di un esile filo di seta.
Se si parla di autonomia del
Veneto tout-court è necessario convincere la maggioranza non solo dei Veneti ma
anche di coloro che vivono ora in Veneto, della necessità, dell’opportunità e
dell’utilità di questa operazione.
L’indipendenza è necessario
chiederla ora che è un momento di crisi e il popolo Veneto è legato mani e
piedi da troppi legami (legislativi, burocratici, fiscali) ed anche volendo non
riesce a riprendere un cammino economico positivo; l’opportunità è che altre
Regioni (Scozia, Catalogna) stanno effettuando lo stesso percorso
Se si pretende l’autonomia del
Veneto, rifacendosi alla Serenissima
Repubblica di Venezia, allora è gioco forza riprendere in mano i libri e
studiare gli organigrammi, le leggi e le procedure di quella aggiornandole alle
tecnologie attuali. Non dimentichiamo però che quelli organismi erano formati
esclusivamente da nobili e, praticamente, piccoli mercanti, artigiani e operai
non avevano nessuna voce in capitolo.
Al giorno d’oggi quanti sono i
veneti che pretendono l’indipendenza? Se fossero una minoranza, prima di
intraprendere una lotta, già persa in partenza, è necessario convincere gli
altri della bontà, dell’utilità e della necessità di iniziare questa battaglia
che sarà lunga. E’ necessario dimostrarlo con argomentazioni valide e proposte serie,
non con discussioni esclusivamente teoriche. Si deve far capire agli
imprenditori, agli artigiani, agli operai che non si deve soltanto lavorare e
produrre, rimettendoci la metà per tasse e balzelli vari, ma operare ed agire
per l’indipendenza perché SOLO in questo modo si otterranno quelli sgravi e
quei vantaggi che, inutilmente, si sono attesi da sempre da Roma. Si deve far
comprendere a queste persone che una realtà piccola può amministrarsi molto
meglio ed equamente, può far fronte immediatamente alle necessità con una
Amministrazione agile, seria e competente. Si deve spiegare come si intende
organizzare la nuova Repubblica, come
realizzare il nuovo parlamento, come essere effettivamente democratica, come potrà la popolazione presentare le sue necessità
e come “costringere” i governanti ad ottemperare a queste richieste.
Quando si riuscirà a presentare,
anche solo schematicamente, questo quadro, soltanto allora, forse, molti
comprenderanno il significato di “indipendenza” e di “Nuova Repubblica Veneta”.
Oggi la maggioranza si lamenta
della burocrazia, si sottomette a questa necessità, ma non ha la volontà di
combattere una guerra, teorica, perché ignora quali opportunità potrebbe
ottenere da una vittoria.
Questo è indispensabile attuare
per una probabile, possibile vittoria di indipendenza.
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