Mentre il fuoco distruggeva tende, carri, corpi massacrati di uomini ed animali, i legionari che circondavano i centurioni iniziarono a chiamare a gran voce il loro nuovo capo:” Appius, Appius” ritmando il nome battendo le loro spade sugli scudi. Giunto al centro del gruppo dei superstiti Appius alzò al cielo le braccia insanguinate per chiedere il silenzio che, immediatamente, ottenne. Con voce rotta dalla commozione spiegò come morì il Comandante; poi diede gli ordini di dispiegamento delle forze superstiti per il ritorno al villaggio.
Aggirando tutti i villaggi lungo il percorso, giunsero alla vista delle loro colline. Appius diede ordine di fermarsi. Erano trascorsi 5 giorni dalla fatidica battaglia. Nelle notti trascorse all’addiaccio, avvolti solo nei loro mantelli, tutti avevano pianto il loro Comandante. Questi era stato lavato dal sangue raggrumato sul corpo, rivestito della sua armatura ammaccata dai colpi nemici e ricoperta del loro sangue rappreso e, fino a quel momento, trasportato su un carro. Ora mancavano poche centinaia di passi e Appius ordinò che Aurelianus fosse posto su uno scudo, portato dai legionari così che entrasse per l’ultima volta nel “suo” accampamento da Signore. Alcuni cavalieri erano stati inviati in avanscoperta e, giunti al villaggio, diedero la ferale notizia. Sicché quando il mesto corteo giunse alle porte del villaggio, la strada era affollata da tutti gli abitanti. I soldati transitarono fra due ali di persone piangenti fino all’interno del campo militare.
Licinia sostava sulla porta della casa di sasso. Attendeva con la morte nel cuore l’arrivo dell’amato, ma alla vista del corteo represse le lacrime, attese che il corpo fosse posto a terra al centro del campo. I legionari lasciarono un varco per lei che, a passi lenti e misurati, si avvicinò al corpo straziato dell’amato. Gli si inginocchiò accanto, lo accarezzò a lungo sul volto, costeggiando con le dita le labbra delle ferite al volto e sulle braccia. Non cadde una lacrima dai suoi occhi, non disse una parola, nessun muscolo del suo corpo si mosse; soltanto quel lento movimento del braccio dimostrava la sua vitalità. Nel silenzio più assoluto rimase in quella posa per molto tempo, quindi si rialzò e, con la medesima lentezza, rientrò nella sua abitazione. In tutto il campo nessuno osò rompere quel silenzio fino a sera, quando tutti fecero ritorno alle rispettive abitazioni.
Dopo cena Appius si recò da Licinia per accordarsi sui tempi e modi della funzione funebre e per narrarle in che modo fosse deceduto Aurelianus. Lei, in piedi accanto al camino lo ascoltava attentamente. Dopo aver saputo come fosse morto, lentamente cadde in ginocchio, cominciò a piangere sommessamente e le sue lacrime copiose e continue, formarono delle minuscole pozzanghere davanti alle sue ginocchia. Il suo corpo era scosso dai singhiozzi ed i suoi occhi non smettevano di versare lacrime d’amore e di dolore. Appius rimase in rispettoso silenzio guardando di quanto amore fosse stato circondato il suo Comandante. Non sapendo come consolare la donna, uscì mestamente dalla casa e inviò delle serve ad accudire Licinia e farle sentire meno pesante la tristezza e la solitudine che lui, uomo d’armi, non sapeva come esternarle.
Il giorno successivo Appius diede subito ordine di iniziare i preparativi per il solenne funerale del loro Condottiero. Nel giorno stabilito Appius Clodius, Ascanius Brutus, Apuleios e Partenius, portarono a braccia il corpo del loro Comandante, rivestito della corazza, in mesto corteo, seguiti da Licinia, da tutti i legionari e dagli abitanti del villaggio fino al luogo ove era stato eretto il trono funebre per la cremazione. Dopo aver declamato l’elogio funebre di rito e prima che si compisse l’ultimo atto di quella triste funzione, Appius, voltosi a tutti i presenti, ad alta voce proclamò:
” Voi tutti sapete per quanti anni, noi soldati, abbiamo seguito in armi fiduciosi il nostro Comandante. Egli ci ha sempre guidati con coraggio in tutte le situazioni. Ci ha portato a tante vittorie, e a voi, o villici, ha dato sicurezza e pace; è caduto per garantire a noi tutti la libertà e la dignità del popolo romano, ha costruito questo villaggio e gli ha dato la possibilità di crescere e prosperare senza mai costringere alcuno. Non ha mai chiesto niente per sé e si è sempre speso per il bene di voi tutti. Dando la vita per questi nobili ideali, noi oggi vogliamo che il suo nome venga ricordato in eterno. Per questi motivi da oggi e per sempre questo villaggio porterà il nome del nostro Comandante e............
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